La Gran Cagnara

Chi aveva il dovere di animare la città dei pensionati, animare le serate estive, affollare il Dancing Orientale era giunto appositamente da Milano. Era lui la causa delle oziose e tranquille vacanze dei villeggianti, era sua la colpa se la gente preferiva sostare nelle gelaterie, stravaccarsi sulle panchine o passeggiare in riva al mare.

Lui, il responsabile, doveva intervenire com’era suo compito: creare allegria, risvegliare l’inerzia, stanare i sedentari, smuovere i fiacchi, incendiare la già calda estate e spingere la gente all’Orientale dove brillavano per la loro assenza le coppie danzanti.

Era lui il colpevole: Lucio Flauto.

Dopo l’insuccesso inaugurale, l’impresario del dancing lo minacciò: “O trovi il sistema di attirare la gente o ti scaravento a Milano. Ti sostituirò con Febo Conti. Capito?”

Guai a toccare la suscettibilità di Lucio. Sapete come si vendica.
Infatti alzò le sopracciglia, si batté i pugni sul petto, chiese via libera e con un “ghe pensi mi” alla Tino Scotti sbottò tutta la sua effervescenza. Affrettò il lungo passo abituale, fece la marcia al Roma e inventò la Gran Cagnara interessando tutti i murettisti che collaborarono con entusiasmo.

La manifestazione, preparata minuziosamente, ottenne un successo inverosimile coinvolgendo l’intera città fino all’alba: anno 1953, primo della Gran Cagnara.


Folla  Lucio Flauto  Jannacci e Flauto